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Comunicato stampaPubblicato il 16 marzo 2026

Iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!»: il Consiglio federale mette in guardia da un aumento dell’incertezza

Berna, 16.03.2026 — L’iniziativa popolare «No a una Svizzera da 10 milioni!» (Iniziativa per la sostenibilità)» mette a rischio il benessere, la sicurezza interna e la tradizione umanitaria della Svizzera. Mette in discussione la collaudata via bilaterale con l’UE e crea ulteriore incertezza in un periodo già di per sé incerto. Il Parlamento e il Consiglio federale respingono l’iniziativa, sulla quale si voterà il 14 giugno 2026. Il Consiglio federale affronta le sfide poste dalla crescita demografica con misure mirate.

L’iniziativa esige che la popolazione residente permanente in Svizzera non superi i 10 milioni di persone entro il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, prevede misure con conseguenze di ampia portata, fino alla denuncia dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE. Secondo il consigliere federale Beat Jans, l’iniziativa ha ripercussioni negative sui rapporti con l’UE già a partire dalla soglia di 9,5 milioni di abitanti e mette in discussione l’approccio bilaterale nel suo complesso.

Il 16 marzo 2026 il consigliere federale Jans ha tenuto una conferenza stampa a Berna insieme a Markus Dieth, presidente della Conferenza dei governi cantonali (CdC), Pierre-Yves Maillard, presidente dell’Unione sindacale svizzera (USS), Severin Moser, presidente dell’Unione svizzera degli imprenditori (USI), Fabio Regazzi, presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), e Adrian Wüthrich, presidente di Travail.Suisse.

Anche i Cantoni e le parti sociali respingono l’iniziativa, sottolineando che, in caso di necessità, le aziende svizzere, gli ospedali, le case di cura e altre istituzioni pubbliche non potrebbero più assumere personale proveniente dall’area UE/AELS senza formalità burocratiche. La carenza di personale colpisce in primo luogo le regioni rurali. Studi hanno dimostrato che un eventuale abbandono degli Accordi bilaterali I comporterebbe perdite economiche dell’ordine di miliardi di franchi, con ripercussioni negative anche sui salari. La fine della libera circolazione delle persone comporta automaticamente la cessazione degli altri Accordi bilaterali I.

Minaccia per la sicurezza interna

L’Iniziativa per la sostenibilità mette a rischio anche la partecipazione della Svizzera agli Accordi di Schengen e Dublino. In caso di accettazione dell’iniziativa, la Svizzera sarà costretta a trattare anche le domande di asilo già respinte nell’UE, non potrà più trasferire i richiedenti l’asilo in altri Paesi europei e si dovrà aspettare un netto aumento di nuove domande d’asilo, il che genera una spesa annua pari a centinaia di milioni di franchi.

La polizia e le guardie di confine non avrebbero più accesso alle banche dati europee di ricerca, il che complica la lotta contro la criminalità e il terrorismo e compromette la sicurezza interna. Inoltre, la denuncia di accordi sui diritti umani non comporta solo una rottura con la tradizione umanitaria, ma anche l’isolamento della Svizzera sullo scacchiere della politica internazionale. L’iniziativa crea ulteriore incertezza in un periodo già di per sé incerto.

I lavoratori vengono in Svizzera perché ci sono posti vacanti

Il numero di persone che immigrano in Svizzera dipende principalmente dal mercato del lavoro. In periodi di congiuntura favorevole, le imprese non riescono a reperire abbastanza manodopera in Svizzera. Grazie alla libera circolazione delle persone possono tuttavia reclutare la forza lavoro necessaria all’estero, principalmente nello spazio UE/AELS.

Il Consiglio federale affronta le sfide poste dalla crescita demografica con soluzioni mirate. Tra di esse si annoverano le misure nei settori dell’immigrazione nel mercato del lavoro, dell’alloggio e dell’asilo. Nell’ambito del pacchetto Svizzera-UE (Bilaterali III), il Consiglio federale ha inoltre negoziato una clausola concretizzata di salvaguardia che consente di limitare l'immigrazione in caso di gravi problemi sociali o economici, senza compromettere la via bilaterale.

I promotori dell’iniziativa ritengono troppo elevata l’immigrazione, paventando la scarsità di alloggi, affitti in aumento, la cementizzazione del territorio, ingorghi stradali, treni sovraffollati, una recrudescenza della criminalità, un sistema sanitario allo stremo e il calo di qualità nell’istruzione. Ecco perché vogliono limitare la popolazione a 10 milioni.